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Separarsi o divorziare senza andare in tribunale: la negoziazione assistita

Avv. Matteo RussoAggiornato al 9 agosto 20269 min di lettura
In sintesi
  • La negoziazione assistita permette di separarsi, divorziare o modificare le condizioni già fissate mediante un accordo firmato con l'assistenza di almeno un avvocato per parte, senza comparire davanti al giudice.
  • L'accordo produce gli stessi effetti dei provvedimenti giudiziali: è una separazione o un divorzio a tutti gli effetti (art. 6, comma 3, d.l. 132/2014).
  • Il controllo di legalità resta: senza figli "deboli" serve il nullaosta del procuratore della Repubblica; in presenza di figli minori o non autosufficienti serve la sua autorizzazione.
  • I termini per il divorzio decorrono anche dalla data certificata nell'accordo di separazione: sei mesi, trattandosi di separazione consensuale.
  • I patti di trasferimento immobiliare inseriti nell'accordo hanno effetti solo obbligatori: per il trasferimento della proprietà serve comunque l'atto notarile, e in caso di inadempimento la parte interessata deve agire in giudizio per ottenere una sentenza costitutiva ex art. 2932 c.c.

Non tutte le separazioni devono passare da un'aula di tribunale. Quando i coniugi riescono a trovare un'intesa, la legge offre una via più rapida e riservata: la convenzione di negoziazione assistita da avvocati, introdotta dal d.l. 132/2014 e potenziata negli anni fino a coprire quasi tutta la materia familiare.

Cos'è la negoziazione assistita familiare

È un accordo scritto con cui le parti, assistite ciascuna da almeno un avvocato, raggiungono una soluzione consensuale di separazione personale, di divorzio o di modifica delle condizioni già stabilite. Nel tempo lo strumento si è esteso, fino a coprire oggi anche l'affidamento e il mantenimento dei figli nati fuori dal matrimonio, il mantenimento dei figli maggiorenni non autosufficienti e gli alimenti (art. 6, comma 1-bis, d.l. 132/2014). Gli avvocati non sono semplici testimoni: certificano l'autografia delle firme, la conformità dell'accordo alle norme imperative e all'ordine pubblico, e hanno il dovere di tentare la conciliazione e di informare le parti sulla possibilità della mediazione familiare.

Il controllo del procuratore della Repubblica

La rapidità della procedura non elimina il controllo pubblico. L'accordo viene trasmesso telematicamente al procuratore della Repubblica presso il tribunale competente, con due esiti possibili a seconda della situazione familiare.

  • Senza figli minori, maggiorenni incapaci, portatori di handicap grave o non autosufficienti: il PM verifica la regolarità dell'accordo e rilascia il nullaosta.
  • In presenza di figli "deboli": il PM valuta se l'accordo risponde all'interesse dei figli e, in caso positivo, lo autorizza. Se ritiene di no, trasmette gli atti al presidente del tribunale, che convoca le parti entro trenta giorni.

Una volta ottenuto il nullaosta o l'autorizzazione, l'accordo produce gli effetti dei provvedimenti giudiziali che definiscono i corrispondenti procedimenti. È, a tutti gli effetti, la separazione o il divorzio dei coniugi.

Cosa può contenere l'accordo

L'accordo può regolare l'assegno di mantenimento, l'assegnazione della casa familiare, i tempi di permanenza dei figli con ciascun genitore e le spese straordinarie. In caso di divorzio, le parti possono anche pattuire la corresponsione dell'assegno in un'unica soluzione, una tantum (art. 6, comma 3-bis, d.l. 132/2014), con valutazione di equità certificata dagli avvocati ai sensi dell'art. 5, ottavo comma, della legge sul divorzio.

Possono essere inseriti anche patti di trasferimento immobiliare, ad esempio l'impegno a trasferire la quota della casa a uno dei coniugi o ai figli, che per espressa previsione dell'art. 6, comma 3, del d.l. 132/2014 hanno effetti solo obbligatori, non reali. L'accordo, di per sé, non trasferisce la proprietà.

I patti di trasferimento immobiliare: effetti ed esecuzione forzata

È un punto tecnico che genera spesso equivoci ed è utile chiarirlo. Poiché il patto ha effetti obbligatori, per il trasferimento della proprietà occorre comunque un atto notarile successivo, o, secondo alcune prassi, l'autentica delle firme dell'accordo stesso da parte di un notaio ai fini della trascrizione. Se la parte obbligata non adempie spontaneamente, però, l'altra non resta priva di tutela: la Cassazione qualifica l'impegno dei genitori a trasferire immobili ai figli in adempimento dell'obbligo di mantenimento come contratto a contenuto obbligatorio con funzione solutorio-compensativa, non come donazione, e lo ritiene eseguibile in forma specifica con sentenza costitutiva ex art. 2932 c.c.; l'obbligo, per di più, si trasmette agli eredi del promittente (Cass. civ., Sez. II, ord. n. 22559/2023).

C'è però una condizione che nella pratica fa cadere molti di questi giudizi, e vale la pena tenerla a mente quando si scrive l'accordo: il bene deve essere identificato con certezza dentro l'accordo stesso, senza poter integrare il testo con documenti esterni. Un verbale che si limiti a parlare genericamente degli "immobili di famiglia", rinviando per i dati catastali agli atti del giudizio, rischia di non essere azionabile ex art. 2932 c.c. Allo stesso modo, aver concordato il valore di un immobile in comproprietà e le modalità di ripartizione del ricavato in caso di futura vendita non equivale ad aver assunto un obbligo di trasferire la propria quota: senza una chiara volontà traslativa, l'esecuzione specifica non è ammessa (Cass. civ., Sez. I, ord. n. 11906/2023).

Un profilo connesso, e più insidioso di quanto sembri, riguarda la validità del patto quando è collegato alla rinuncia preventiva all'assegno divorzile. La rinuncia è nulla per illiceità della causa, perché prima della sentenza di divorzio quel diritto è indisponibile; ma la Cassazione ha chiarito che la nullità non resta confinata a quella clausola: travolge anche il trasferimento immobiliare pattuito come suo corrispettivo, perché è proprio quella promessa a costituire il sinallagma dell'accordo. Il coniuge non può quindi pretendere insieme l'assegno divorzile e l'esecuzione del trasferimento promesso in cambio della rinuncia, e chi conta di essersi assicurato l'immobile con un accordo di questo tipo rischia di ritrovarsi senza nulla (Cass. civ., Sez. I, sent. n. 788/2017). Anche quando il trasferimento immobiliare è pattuito come modalità di corresponsione dell'assegno una tantum, la giurisprudenza ha ammesso che l'obbligo di versare l'assegno periodico permanga fino al perfezionamento del trasferimento stesso (Cass. civ., Sez. VI, ord. n. 23566/2016).

Tempi, adempimenti e divorzio successivo

Concluso l'accordo autorizzato, l'avvocato deve trasmetterne copia autenticata all'ufficiale dello stato civile del Comune del matrimonio entro dieci giorni. La legge presidia quest'obbligo con una sanzione amministrativa pecuniaria da 2.000 a 10.000 euro, irrogata dal Comune competente per le annotazioni (art. 6, comma 4, d.l. 132/2014); da quel momento la separazione o il divorzio risultano annotati sull'atto di matrimonio. Se l'accordo riguarda la separazione, i termini per chiedere il divorzio, sei mesi, come per ogni separazione consensuale, decorrono dalla data certificata nell'accordo stesso. Anche il divorzio, a sua volta, può essere concluso con una nuova negoziazione assistita.

La modifica delle condizioni già concordate

Le condizioni fissate con la negoziazione assistita non sono immutabili: possono essere riviste, con un nuovo accordo tra le parti oppure, in mancanza di intesa, con ricorso al tribunale ai sensi dell'art. 9 della legge sul divorzio, o della corrispondente disciplina per la separazione. La modifica giudiziale, però, richiede la prova di un fatto sopravvenuto rispetto alla situazione esistente al momento dell'accordo. La sola sproporzione reddituale tra i genitori, se già esistente e nota al momento della negoziazione, non giustifica da sola una revisione del contributo di mantenimento (Cass. civ., Sez. I, ord. n. 19388/2024).

Chi firma un accordo di negoziazione assistita deve quindi considerare le condizioni pattuite come tendenzialmente stabili. È una ragione in più per valutarle con attenzione, con l'assistenza del proprio avvocato, prima della sottoscrizione, e non per contare su una successiva modifica giudiziale che la giurisprudenza concede solo in presenza di circostanze davvero nuove.

L'esecuzione dell'accordo in caso di inadempimento

L'accordo di negoziazione assistita autorizzato dal procuratore della Repubblica costituisce titolo esecutivo per gli obblighi di pagamento in esso previsti (art. 6, comma 3, d.l. 132/2014, in combinato con le norme sull'esecuzione forzata). Se l'obbligato non versa l'assegno di mantenimento pattuito, la parte creditrice può procedere direttamente con il precetto e, se necessario, con il pignoramento, senza dover prima ottenere una sentenza. Attenzione però a un equivoco ricorrente in chi si vede notificare il precetto: l'opposizione non è la sede per rimettere in discussione l'importo. La Cassazione è costante nel ritenere che con l'opposizione a precetto per crediti da mantenimento si possano dedurre soltanto questioni di validità ed efficacia del titolo, non fatti sopravvenuti come il peggioramento della propria situazione economica o il miglioramento di quella dell'altro: quelli vanno fatti valere con il procedimento di revisione delle condizioni, perché il titolo in materia familiare ha un'attitudine al giudicato rebus sic stantibus che solo quel rimedio può neutralizzare (Cass. civ., Sez. III, sent. n. 17689/2019; Cass. civ., Sez. VI-3, ord. n. 27602/2020). Nel frattempo l'obbligo resta, e chi riduce l'assegno di propria iniziativa resta esposto all'esecuzione.

Quando conviene, e quando no

La negoziazione assistita conviene quando esiste una reale volontà di accordo: i tempi si misurano in settimane anziché in anni, la procedura è riservata e i costi sono sensibilmente inferiori a quelli di una causa. In presenza di conflittualità elevata, di gravi squilibri informativi sui patrimoni o di situazioni di sopraffazione, la separazione giudiziale, con i suoi strumenti istruttori e le sue garanzie, resta la sede più adatta.

Nella pratica dello studio la scelta si valuta caso per caso, spesso già nel primo colloquio: bastano pochi indizi, come il rifiuto di condividere documenti economici o un clima di forte sfiducia reciproca, per orientare verso il tribunale anziché verso la negoziazione.

Checklist prima di firmare l'accordo

Alcuni controlli pratici, da fare con il proprio avvocato prima della sottoscrizione, evitano contenziosi successivi.

  • Verificare che l'accordo indichi con precisione importi, scadenze e modalità di pagamento del mantenimento, così da poter essere azionato come titolo esecutivo in caso di inadempimento.
  • Se sono previsti patti di trasferimento immobiliare, chiarire fin da subito tempi e modalità dell'atto notarile successivo, per evitare contenziosi ex art. 2932 c.c.
  • Non confondere l'assegno una tantum con una rinuncia preventiva all'assegno periodico: quest'ultima, prima della sentenza di divorzio, non è validamente pattuibile.
  • Considerare le condizioni economiche come tendenzialmente stabili: una successiva modifica giudiziale richiede un fatto sopravvenuto, non la generica sproporzione reddituale già esistente al momento dell'accordo.
  • In presenza di figli minori o non autosufficienti, prepararsi alla possibilità che il procuratore della Repubblica disponga l'ascolto delle parti prima di autorizzare l'accordo.

Un caso pratico: il trasferimento immobiliare non rispettato

FattiConiugi separati con negoziazione assistita. L'accordo prevede che il marito trasferisca alla moglie la propria quota della casa familiare entro sei mesi, quale parte del contributo di mantenimento per i figli.
InadempimentoPassato il termine, il marito non si presenta dal notaio: sostiene che l'immobile sia ancora gravato da un mutuo e che il trasferimento vada rinviato fino all'estinzione del debito, circostanza non prevista nell'accordo.
Azione della moglieIn assenza di un atto notarile spontaneo, la moglie cita il marito in giudizio chiedendo una sentenza costitutiva ex art. 2932 c.c. che tenga luogo del contratto di trasferimento non concluso.
EsitoLa domanda è accolta: l'impegno traslativo assunto nell'accordo è un contratto a contenuto obbligatorio, valido e vincolante, e si esegue in forma specifica; il mutuo residuo, non previsto come condizione, non lo paralizza. Decisivo il fatto che l'accordo identificasse l'immobile con i dati catastali: senza quell'indicazione la domanda sarebbe stata respinta (Cass. n. 22559/2023).
Fonti normative e giurisprudenza
Avv. Matteo Russo
Autore
Avv. Matteo Russo — Ordine degli Avvocati di Firenze, n. 2015000128 →

Questo approfondimento ha finalità esclusivamente informative e divulgative: non costituisce parere legale né sostituisce una consulenza professionale sul caso concreto. La normativa e la giurisprudenza possono subire modifiche successive alla data di aggiornamento indicata.

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