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Diritto del lavoro

Avvocato per licenziamenti a Firenze, Prato e Lucca

Assistiamo il lavoratore che vuole contestare un licenziamento: verifica della lettera, impugnazione entro 60 giorni, conciliazione o ricorso al giudice del lavoro. Firenze, Prato e Lucca.

Richiedi l'esame della lettera di licenziamento →Chiama 055/481035

Richiedi l'esame della lettera di licenziamento

Poche informazioni per capire se i termini sono ancora aperti e che cosa serve verificare. Richiamiamo entro un giorno lavorativo. La richiesta non comporta il conferimento di alcun incarico: l'incarico si conferisce solo per iscritto, dopo il preventivo.

L'invio della richiesta non instaura alcun rapporto professionale e non determina l'assunzione di un incarico difensivo, che richiede il conferimento di apposito mandato.

Quando serve

  • Hai ricevuto una lettera di licenziamento e ritieni che il motivo indicato non sia vero o non sia sufficiente.
  • Il licenziamento non è stato preceduto dalla contestazione disciplinare scritta, o non hai potuto difenderti.
  • Ti hanno licenziato a voce, senza una lettera, o la lettera non indica i motivi.
  • Il motivo è una riorganizzazione o la soppressione del posto, ma le tue mansioni sono rimaste in azienda.
  • L'azienda ti propone di firmare un accordo o ti offre una somma per chiudere la questione.
  • Sei stato licenziato e i 60 giorni per impugnare stanno per scadere.

Cosa facciamo

Verifichiamo la lettera e i termini

Data di ricezione, forma, motivi indicati, contestazione disciplinare precedente: da qui dipende se e con quale urgenza si deve agire.

Impugniamo il licenziamento

Inviamo all'azienda l'atto scritto di impugnazione entro il termine di 60 giorni, con la procura già conferita.

Trattiamo con l'azienda

Conciliazione in sede protetta o sindacale, con una stima di quanto vale la posizione prima di qualsiasi firma.

Rappresentiamo in giudizio

Ricorso al giudice del lavoro e assistenza nel contenzioso, in ogni grado del procedimento.

Cosa dice la legge

Il licenziamento può fondarsi su una giusta causa, un fatto talmente grave da non consentire la prosecuzione nemmeno provvisoria del rapporto e che consente il recesso senza preavviso, oppure su un giustificato motivo, soggettivo se legato a un inadempimento del lavoratore, oggettivo se dovuto a ragioni organizzative dell'impresa. La prova della gravità del fatto grava sempre sul datore di lavoro, non sul lavoratore.

Quando il licenziamento ha natura disciplinare, deve essere preceduto dalla contestazione scritta dell'addebito, con le stesse regole di specificità e tempestività che valgono per ogni sanzione disciplinare: un licenziamento privo di questo passaggio è già viziato in partenza, a prescindere dalla gravità del fatto. Il contratto collettivo applicato incide in modo diretto: se punisce quella condotta con una sanzione conservativa, quella previsione vincola il giudice e il licenziamento cade; se invece la prevede come motivo di licenziamento, il giudice resta comunque libero di valutarne la proporzionalità.

Negli ultimi anni il regime delle conseguenze economiche di un licenziamento illegittimo è cambiato in modo significativo rispetto all'impianto originario delle "tutele crescenti": oggi il giudice valuta una pluralità di criteri, non solo l'anzianità di servizio, e in alcuni casi — licenziamento economico fondato su un fatto materiale insussistente, o disciplinare quando il contratto collettivo prevede una sanzione conservativa per quella condotta — la conseguenza è la reintegrazione del lavoratore, non il solo indennizzo. Anche per le imprese di piccole dimensioni la Corte costituzionale ha eliminato il tetto massimo di sei mensilità previsto in origine (sent. 118/2025).

Chi riceve un licenziamento che ritiene illegittimo deve muoversi in fretta: l'impugnazione va proposta entro 60 giorni dalla comunicazione scritta, con qualsiasi atto idoneo a manifestare la volontà di contestarlo, anche stragiudiziale. Non basta però fermarsi lì: entro i successivi 180 giorni occorre depositare il ricorso al giudice del lavoro, oppure comunicare la richiesta di conciliazione o arbitrato, altrimenti l'impugnazione perde ogni effetto. Se il tentativo di conciliazione fallisce o viene rifiutato, il ricorso va comunque depositato entro 60 giorni da quel momento.

Un aspetto tecnico spesso sottovalutato riguarda chi firma l'impugnazione per conto del lavoratore: se è l'avvocato a inviarla, serve che la procura sia già stata conferita, o che il mandato risulti comunque riferibile al momento dell'invio — un dettaglio formale che, se trascurato, può far perdere un termine altrimenti rispettato. Per la disciplina completa di ciascun profilo, la guida su impugnare un licenziamento e quella su licenziamento per giusta causa entrano nel dettaglio normativo.

Gli errori che vediamo più spesso

Aspettare a muoversi

Sessanta giorni sembrano tanti, ma tra ricerca del lavoro, documenti da recuperare e tentativi di parlare con l'azienda passano in fretta. Un'impugnazione tardiva non produce alcun effetto, anche se il licenziamento era illegittimo.

Impugnare e poi fermarsi

L'impugnazione da sola non basta: entro i successivi 180 giorni va depositato il ricorso o chiesto il tentativo di conciliazione, altrimenti perde efficacia. È un secondo termine che molti non conoscono.

Firmare un accordo senza sapere quanto vale la posizione

L'accettazione di una somma in sede protetta chiude il rapporto e comporta la rinuncia all'impugnazione. Può essere la soluzione giusta, ma va decisa dopo aver stimato che cosa si lascia sul tavolo, non prima.

Sottovalutare il dettaglio della procura al difensore

Un'impugnazione firmata dall'avvocato senza una procura riferibile al momento dell'invio può essere contestata sotto il profilo formale, con il rischio di far dichiarare tardiva un'impugnazione che nel merito era tempestiva.

Dare per scontato l'esito prima di aver verificato il regime applicabile

Le conseguenze di un licenziamento illegittimo cambiano molto in base alla dimensione dell'impresa, alla data di assunzione e al tipo di vizio accertato: valutare la convenienza a impugnare senza aver prima chiarito quale regime si applica porta quasi sempre a decisioni sbagliate.

Tempi e modalità

La prima valutazione parte dai documenti: la comunicazione di licenziamento con la data di ricezione, la lettera di contestazione se c'è stata, il contratto e le ultime buste paga. Su questa base calcoliamo subito i termini che corrono — 60 e 180 giorni sono brevi e non si allungano — e indichiamo se e come agire. Il primo colloquio si svolge per telefono o in videochiamata. Vista la rigidità dei termini, conviene farsi sentire il prima possibile: un'impugnazione preparata all'ultimo giorno utile lascia poco margine se emergono complicazioni. Il compenso si concorda per iscritto, con un preventivo, prima di assumere l'incarico.

Come lavoriamo

Il licenziamento è la fase finale di un percorso che spesso inizia molto prima: verifichiamo sempre la contestazione disciplinare e i passaggi procedurali, non solo la lettera finale. Lavoriamo da remoto e in trasferta, con incontri di persona quando la situazione lo richiede. Lo studio assiste anche le imprese: per la gestione di contestazioni e licenziamenti dal lato del datore di lavoro, vedi la pagina sul procedimento disciplinare.

Il nostro metodo di lavoro, nel dettaglio →

Domande frequenti

Approfondimenti

Licenziamento per giusta causaImpugnare un licenziamento

Parliamo del tuo caso.

Una prima valutazione, da remoto o in trasferta, per capire come muoverti.

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