Parametri forensi · Artt. 18-22 D.M. 55/2014
Attività stragiudiziale, mediazione e negoziazione assistita: come si calcola il compenso
Qui non ci sono fasi processuali né valore della causa: contano il valore dell'affare, una tabella con un solo importo e, in mediazione, tre fasi. E c'è una domanda che decide molte parcelle: l'attività stragiudiziale si paga a parte o resta assorbita nella causa?
Studio RussoLegal & Co. · Aggiornato: 29 ottobre 2026
Quando i parametri si applicano, e quando no
I parametri del D.M. 55/2014 non sono un tariffario obbligatorio. Il decreto disciplina i compensi dell'avvocato quando all'atto dell'incarico o successivamente il compenso non sia stato determinato in forma scritta, e in ogni caso di mancata determinazione consensuale, comprese le ipotesi di liquidazione (art. 1). Un patto scritto con il cliente li mette da parte: ne parla la guida sul patto sul compenso e l'equo compenso.
Una voce però il patto non la cancella: il rimborso forfettario delle spese generali, pari al 15% del compenso totale, è dovuto «in ogni caso ed anche in caso di determinazione contrattuale» (art. 2, comma 2). La Cassazione ne ha tratto una conseguenza pratica: se la domanda chiede il compenso, IVA, CPA e spese, il giudice può liquidare anche le spese generali senza incorrere in ultrapetizione (Cass. Civ., Sez. II, sent. n. 34713/2023). Come si sommano agli altri accessori lo spiega la guida sulla nota spese.
L'assistenza stragiudiziale: la Tabella 25
Per pareri, contratti, trattative e in genere per l'attività extragiudiziale il compenso non si divide in fasi. L'art. 18 dice che i compensi per le prestazioni stragiudiziali sono onnicomprensivi rispetto a ogni attività inerente all'affare. Dal D.M. 147/2022 la regola ha un temperamento: quando l'affare si compone di fasi o di parti autonome in ragione della materia trattata, i compensi si liquidano per ciascuna fase o parte. Il decreto non offre esempi: se un incarico si scompone in parti autonome è una valutazione che dipende dalla materia e dall'oggetto dell'affare, e che conviene documentare fin dal conferimento.
La Tabella 25 indica per ogni scaglione di valore un solo importo, quello medio. L'art. 19 consente di aumentarlo fino al 50% o di diminuirlo in misura non superiore al 50%, tenendo conto delle caratteristiche, dell'urgenza e del pregio dell'attività, dell'importanza dell'opera, della natura, della difficoltà e del valore dell'affare, della quantità e qualità delle attività compiute, delle condizioni soggettive del cliente, dei risultati conseguiti e del numero e della complessità delle questioni giuridiche e di fatto. Sulla difficoltà pesano in particolare i contrasti giurisprudenziali rilevanti e la quantità e il contenuto della corrispondenza che è stato necessario intrattenere con il cliente e con altri soggetti.
| Valore dell'affare | Minimo (−50%) | Medio | Massimo (+50%) |
|---|---|---|---|
| fino a € 1.100 | € 142 | € 284 | € 426 |
| € 1.100,01 – 5.200 | € 638 | € 1.276 | € 1.914 |
| € 5.200,01 – 26.000 | € 992,50 | € 1.985 | € 2.977,50 |
| € 26.000,01 – 52.000 | € 1.205 | € 2.410 | € 3.615 |
| € 52.000,01 – 260.000 | € 2.268 | € 4.536 | € 6.804 |
| € 260.000,01 – 520.000 | € 3.082 | € 6.164 | € 9.246 |
Importi medi dalla Tabella 25 allegata al D.M. 10 marzo 2014, n. 55, nel testo sostituito dal D.M. 13 agosto 2022, n. 147 (Gazzetta Ufficiale n. 236 dell'8 ottobre 2022). Minimo e massimo non sono scritti nella tabella: nascono dallo scostamento del 50% dell'art. 19. Il calcolatore arrotonda all'euro, quindi nei due scaglioni con importo dispari mostra € 993 e € 2.978 al posto di € 992,50 e € 2.977,50.
Il D.M. 147/2022 è in vigore dal 23 ottobre 2022 e si applica alle prestazioni professionali esaurite dopo quella data (art. 6 del decreto): per attività concluse prima valgono i parametri precedenti.
Il valore dell'affare
Lo scaglione dipende dal valore dell'affare, che l'art. 21 determina in questo modo.
- Regola generalevalore determinato a norma del codice di procedura civile; in ogni caso si guarda al valore effettivo dell'affare, anche in relazione agli interessi perseguiti dalla parte, quando è manifestamente diverso da quello presunto (comma 1).
- Procedure concorsualivalore del credito del cliente creditore o entità del passivo del cliente debitore (comma 2).
- Successioni, divisioni, liquidazionivalore della quota attribuita al cliente (comma 3).
- Affari amministrativicriteri delle prestazioni giudiziali, tenendo presente l'interesse sostanziale del cliente (comma 4).
- Affari tributarivalore di imposte, tasse, contributi e accessori contestati, con il limite di un quinquennio per gli oneri poliennali (comma 5).
- Valore indeterminabilequando il valore non si determina con questi criteri; si considera non inferiore a € 26.000 e non superiore a € 260.000 secondo oggetto e complessità, e fino a € 520.000 se l'affare è di particolare importanza per l'oggetto, il numero e la complessità delle questioni, la rilevanza degli effetti (commi 6 e 7).
Il criterio del valore effettivo ha un esempio istruttivo in una decisione del 2025. Un avvocato che aveva assistito un fallimento nell'esecuzione di un preliminare di compravendita sosteneva che l'affare valesse 640.000 euro; il tribunale aveva invece preso a valore 440.000 euro, cioè il saldo del prezzo dopo la detrazione della caparra già incassata dalla società, e aveva applicato lo scaglione da 260.000 a 520.000 euro. La Cassazione ha ritenuto lo scaglione coerente con il valore effettivo dell'affare, cioè con la pretesa economica fatta valere dal fallimento (Cass. Civ., Sez. I, ord. n. 3176/2025). Nella stessa vicenda il giudice aveva liquidato i minimi tabellari con una motivazione sintetica ma comprensibile: la Corte ha ricordato che il giudice può discostarsi dal valore medio purché resti tra il minimo e il massimo dello scostamento.
Per chi assiste un erede o un coerede il criterio della quota attribuita al cliente è quello che conta: sui tempi e sulle scelte in materia di successioni può essere utile la guida su eredità con debiti, rinuncia e beneficio d'inventario.
Oltre 520.000 euro: la percentuale decrescente
Per le prestazioni stragiudiziali in relazione ad affari di valore superiore a 520.000 euro il compenso è liquidato sulla base di una percentuale progressivamente decrescente del valore dell'affare, secondo la Tabella 25 (art. 22). Le percentuali sono queste.
| Valore dell'affare | Percentuale |
|---|---|
| € 520.000,01 – 2.000.000 | 3,00% |
| € 2.000.000,01 – 4.000.000 | 2,75% |
| € 4.000.000,01 – 6.000.000 | 2,50% |
| € 6.000.000,01 – 8.000.000 | 2,25% |
| € 8.000.000,01 – 10.000.000 | 2,00% |
| € 10.000.000,01 – 12.000.000 | 1,75% |
| € 12.000.000,01 – 14.000.000 | 1,50% |
| € 14.000.000,01 – 16.000.000 | 1,25% |
| € 16.000.000,01 – 18.000.000 | 1,00% |
| € 18.000.000,01 – 20.000.000 | 0,75% |
| € 20.000.000,01 – 22.000.000 | 0,50% |
| oltre € 22.000.000 | 0,25% |
Il decreto non dice come si applichino queste percentuali, e le letture possibili danno risultati diversi. Alla lettera, la percentuale dello scaglione in cui cade il valore si applica all'intero valore dell'affare. Per un affare da € 3.000.000 sarebbe il 2,75% di tutto l'importo, cioè € 82.500. C'è poi la lettura per scaglioni, che ricorda il criterio usato per i compensi dei consulenti tecnici: ogni percentuale si applica solo alla propria porzione di valore. Il calcolatore segue questa seconda strada e parte dal compenso medio dell'ultima fascia tabellare (€ 6.164), a cui somma le porzioni eccedenti. Per i € 3.000.000 il conto è € 6.164 + 3,00% su € 1.480.000 (€ 44.400) + 2,75% su € 1.000.000 (€ 27.500), cioè € 78.064.
Nessuna delle due letture è scritta nel decreto. Il calcolatore adotta la seconda. Chi presenta una parcella oltre questa soglia deve però poter spiegare quale lettura ha scelto, e conviene mostrare entrambi i risultati se il cliente contesta.
Si paga a parte o resta nella causa?
È la questione che genera più contestazioni. L'art. 20, comma 1, dispone che l'attività stragiudiziale svolta prima o in concomitanza con l'attività giudiziale, che riveste una autonoma rilevanza rispetto a quest'ultima, è liquidata in base ai parametri della tabella. La parola che conta è «autonoma», e il modo in cui la Cassazione la intende va tenuto presente da chi lavora sul versante stragiudiziale.
Cass. Civ., Sez. II, sent. n. 34713 del 12 dicembre 2023
A escludere il compenso distinto per l'attività stragiudiziale è la mancanza di autonoma rilevanza, non il fatto che sia svolta in correlazione con l'attività giudiziale o in funzione preparatoria. La mediazione obbligatoria esperita prima o durante la causa è liquidabile separatamente, anche per il periodo anteriore al comma 1-bis dell'art. 20 (introdotto dal D.M. 37/2018), che non ha creato un'autonomia prima inesistente ma ha preso atto del rilievo che quell'attività ha sempre avuto, dedicandole parametri propri. Come esempio di attività stragiudiziale correlata al giudizio ma valutabile in modo autonomo, la Corte ricorda la richiesta di risarcimento all'assicuratore che nei sinistri stradali è condizione di proponibilità della domanda (art. 145 D.lgs. 209/2005).
Cass. Civ., Sez. II, sent. n. 40828 del 20 dicembre 2021
I compensi stragiudiziali sono dovuti dal cliente anche se il professionista ha prestato la sua opera in giudizio, purché le prestazioni non siano connesse e complementari a quelle giudiziali, cioè il loro naturale completamento. Se manca l'autonoma rilevanza, all'avvocato spetta solo il compenso per l'assistenza giudiziale, e nella liquidazione di quest'ultimo si può tener conto anche dell'attività stragiudiziale, in relazione all'importanza, alla natura, alla difficoltà e al valore dell'affare. Nel caso deciso si trattava di corrispondenza con la controparte, non particolarmente difficile e strettamente dipendente dal mandato difensivo, e il suo compenso è rimasto incluso in quello giudiziale.
Cass. Civ., Sez. II, ord. n. 12812 del 10 maggio 2024
L'attività stragiudiziale complementare e connessa a quella giudiziale, priva dell'autonomia richiesta dall'art. 20, non può essere liquidata in modo distinto. Nel caso, le prestazioni erano funzionali alla liquidazione di una quota sociale, per ottenere la quale erano stati necessari la nomina giudiziale dell'arbitro e il procedimento arbitrale. La Corte ha aggiunto che il giudice non è vincolato dal parere di congruità del Consiglio dell'Ordine, da cui può discostarsi indicando, anche sommariamente, le voci che ritiene non dovute.
In pratica, chi decide se un'attività è autonoma è il giudice di merito. Se motiva la scelta, la Cassazione non la riapre: lo ha detto la sentenza n. 40828/2021, e nell'ordinanza n. 12812/2024 ha ritenuto sufficiente la motivazione che escludeva il compenso stragiudiziale. Per questo l'attività da pagare a parte va documentata per quello che è: un pacchetto di lavoro con un proprio oggetto e un proprio risultato, ben distinto dall'assistenza nel processo. La corrispondenza di routine con la controparte, che serve a preparare o a sostenere la causa, rischia invece di restare dentro il compenso giudiziale.
Un esempio applicativo è la richiesta di risarcimento in un sinistro. Il calcolo del danno si fa con i calcolatori del danno; l'attività svolta per ottenere la liquidazione prima della causa, quando è distinguibile e ha un suo valore, si valuta con la Tabella 25 e con il valore effettivo dell'affare.
Mediazione e negoziazione assistita: la Tabella 25-bis
L'attività svolta dall'avvocato nel procedimento di mediazione e nella procedura di negoziazione assistita è liquidata con una tabella propria (art. 20, comma 1-bis). A differenza della Tabella 25, questa divide il compenso in tre fasi: attivazione, negoziazione e conciliazione.
| Valore | Attivazione | Negoziazione | Conciliazione |
|---|---|---|---|
| fino a € 1.100 | € 63 | € 126 | € 246 |
| € 1.100,01 – 5.200 | € 284 | € 567 | € 1.106 |
| € 5.200,01 – 26.000 | € 441 | € 882 | € 1.720 |
| € 26.000,01 – 52.000 | € 536 | € 1.071 | € 2.088 |
| € 52.000,01 – 260.000 | € 1.008 | € 2.016 | € 3.931 |
| € 260.000,01 – 520.000 | € 1.370 | € 2.741 | € 5.343 |
Importi medi dalla Tabella 25-bis, introdotta dal D.M. 37/2018 e riscritta dal D.M. 147/2022 (Gazzetta Ufficiale n. 236 dell'8 ottobre 2022). Anche qui il calcolatore applica lo scostamento del 50% dell'art. 19.
Se il procedimento di mediazione o la procedura di negoziazione assistita si concludono con un accordo tra le parti, «fermo il compenso per la fase di conciliazione», i compensi per le fasi di attivazione e di negoziazione sono aumentati del 30% (art. 20, comma 1-bis, secondo periodo, aggiunto dal D.M. 147/2022). Prendiamo una mediazione con accordo su un affare da € 40.000, scaglione da € 26.000,01 a € 52.000: sui valori medi le tre fasi valgono € 536 + € 1.071 + € 2.088 = € 3.695; il 30% di € 1.607 (attivazione più negoziazione) aggiunge € 482,10 e il compenso sale a € 4.177,10, prima di spese generali, CPA e IVA.
Quando la mediazione è obbligatoria? Lo dice l'art. 5, comma 1, D.lgs. 28/2010: prima di agire in giudizio bisogna tentarla per le controversie in materia di condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, contratti assicurativi, bancari e finanziari, associazione in partecipazione, consorzio, franchising, opera, rete, somministrazione, società di persone e subfornitura, e per il risarcimento del danno da responsabilità medica e sanitaria o da diffamazione a mezzo stampa o con altro mezzo di pubblicità. La mediazione può anche essere disposta dal giudice (art. 5-quater). In entrambi i casi le parti sono assistite dai rispettivi avvocati (art. 8, comma 5). La condizione di procedibilità si considera avverata anche se il primo incontro davanti al mediatore si chiude senza accordo (art. 5, comma 4).
La negoziazione assistita funziona in modo diverso. È un accordo scritto a pena di nullità, con un termine fra uno e tre mesi e l'assistenza di almeno un avvocato per parte, e non può riguardare diritti indisponibili (art. 2 D.L. 132/2014). È condizione di procedibilità per le domande di risarcimento del danno da circolazione di veicoli e natanti e per le domande di pagamento di somme fino a cinquantamila euro, purché non rientrino nella mediazione obbligatoria (art. 3, comma 1). Ci sono eccezioni: i casi elencati nell'art. 3, comma 3, le controversie su obbligazioni contrattuali fra professionisti e consumatori e le cause in cui la parte può stare in giudizio personalmente (art. 3, comma 7).
Due precisazioni evitano confusioni. Primo: l'indennità di mediazione, che comprende le spese di avvio e le spese di mediazione per il primo incontro, è dovuta all'organismo (art. 17 D.lgs. 28/2010) e non è il compenso dell'avvocato. Secondo: il patrocinio a spese dello Stato nella mediazione spetta ai non abbienti solo nei casi dell'art. 5, comma 1, e se si raggiunge l'accordo (art. 15-bis D.lgs. 28/2010); ne parla la guida sul gratuito patrocinio.
La stessa decisione del 2025 mostra come questi compensi si intreccino con il giudizio. L'avvocato aveva assistito la curatela nella vicenda del preliminare. Dopo una prima transazione rimasta ineseguita aveva avviato la causa senza tentare la mediazione obbligatoria, poi attivata e conclusa con un accordo. La Cassazione ha confermato la liquidazione dei soli compensi stragiudiziali, perché l'attività giudiziale si era rivelata inutile, e ha ritenuto corretto imputare ad acconto i 5.000 euro già pagati, dato che la questione giuridica studiata era rimasta la stessa (Cass. Civ., Sez. I, ord. n. 3176 dell'8 febbraio 2025).
Il compenso a tempo
Nell'attività stragiudiziale è frequente pattuire un compenso a ore. Il D.M. 147/2022 ha aggiunto l'art. 22-bis: nel caso di pattuizione dei compensi a tempo si tiene conto di un parametro indicativo da un minimo di € 200 a un massimo di € 500 per ciascuna ora o frazione di ora superiore a trenta minuti. È un riferimento per chi deve valutare la congruità di un patto e non un importo dovuto: il calcolatore non lo applica, perché presuppone proprio il patto.
Un esempio completo: parere su un affare da 80.000 euro
Un cliente chiede un parere e la redazione di un accordo per un affare da € 80.000, senza aver pattuito un compenso per iscritto. Lo scaglione è quello da € 52.000,01 a € 260.000: il compenso medio è € 4.536, con un margine tra € 2.268 e € 6.804. Sui valori medi si aggiungono spese generali del 15% (€ 680,40), CPA del 4% (€ 208,66) e IVA del 22% (€ 1.193,51), per un totale di € 6.618,57. Se il lavoro è stato particolarmente complesso o ha richiesto molta corrispondenza, l'art. 19 consente di partire da un importo più alto, motivando.
Domande frequenti
Quali parametri si applicano al compenso per attività stragiudiziale?
Si applica la Tabella 25 del D.M. 55/2014, che per ogni scaglione di valore fino a 520.000 euro indica un solo importo medio, senza suddivisione in fasi. Il compenso può essere aumentato fino al 50% o diminuito fino al 50% (art. 19). Per gli affari di valore superiore a 520.000 euro l'art. 22 prevede una percentuale progressivamente decrescente del valore.
L'attività stragiudiziale svolta prima della causa si paga a parte?
Si paga a parte solo se ha autonoma rilevanza rispetto all'attività giudiziale (art. 20, comma 1). Non basta che sia collegata alla causa: la Cassazione ha chiarito che a escludere il compenso distinto è la mancanza di autonomia, non il nesso con il giudizio (Cass. civ., Sez. II, sent. n. 34713/2023). Se l'attività è invece connessa e complementare, spetta solo il compenso giudiziale, e di quell'attività si tiene conto nella valutazione della difficoltà dell'affare (Cass. civ., Sez. II, sent. n. 40828/2021).
Come si calcola il compenso dell'avvocato in mediazione?
Con la Tabella 25-bis, che distingue tre fasi (attivazione, negoziazione, conciliazione) e per ciascuna indica un importo medio per scaglione di valore. Il calcolatore somma le fasi svolte e applica sui valori medi lo scostamento del 50% in più o in meno.
Di quanto aumenta il compenso se la mediazione si chiude con un accordo?
Se il procedimento di mediazione o la procedura di negoziazione assistita si concludono con un accordo tra le parti, i compensi per le fasi di attivazione e di negoziazione sono aumentati del 30%, ferma la fase di conciliazione (art. 20, comma 1-bis, nel testo aggiunto dal D.M. 147/2022).
Come si liquida un affare stragiudiziale di valore superiore a 520.000 euro?
L'art. 22 prevede una percentuale progressivamente decrescente del valore dell'affare, dal 3% fino a 2 milioni allo 0,25% oltre i 22 milioni. Il decreto non dice come applicarla. Alla lettera la percentuale dello scaglione si applica a tutto il valore; il calcolatore usa invece la lettura per scaglioni e somma al compenso medio dell'ultima fascia tabellare (6.164 euro) le percentuali applicate a ciascuna porzione di valore eccedente.
Il compenso dell'avvocato in mediazione coincide con l'indennità dell'organismo?
No. L'indennità è dovuta all'organismo di mediazione, che la riceve per le spese di avvio e di mediazione (art. 17 D.lgs. 28/2010); il compenso dell'avvocato remunera la sua attività di assistenza e si calcola con la Tabella 25-bis.
Si può pattuire un compenso a ore?
Sì. Se le parti pattuiscono un compenso a tempo, l'art. 22-bis indica come parametro un importo da 200 a 500 euro per ogni ora o frazione di ora superiore a trenta minuti. È un parametro indicativo e il calcolatore non lo applica.
Calcola il compenso stragiudiziale o di mediazione
Nel calcolatore scegli «Attività stragiudiziale» o «Mediazione e negoziazione assistita»: applica le Tabelle 25 e 25-bis del D.M. 55/2014, aggiornate dal D.M. 147/2022, con la maggiorazione del 30% in caso di accordo.
Testi di riferimento
D.M. 10 marzo 2014, n. 55, artt. 1, 2 e 18-22-bis — Ambito applicativo, spese forfettarie, prestazioni stragiudiziali, valore dell'affare e compensi a tempo
D.M. 13 agosto 2022, n. 147 — Revisione delle tabelle, comprese la Tabella 25 e la Tabella 25-bis
D.lgs. 4 marzo 2010, n. 28, artt. 5, 8, 15-bis e 17 — Mediazione: condizione di procedibilità, assistenza degli avvocati, patrocinio e indennità
D.L. 12 settembre 2014, n. 132, artt. 2 e 3 — Convenzione di negoziazione assistita e improcedibilità
Altre guide
Aumenti e riduzioni dei parametri
I margini dell'art. 4, le percentuali e quando il giudice deve motivare.
Nota spese e accessori
Spese generali, CPA, IVA e ritenuta d'acconto: l'ordine di calcolo corretto.
Il patto sul compenso ed equo compenso
Forma scritta, divieto di quota lite e nullità delle clausole non eque.
Il recupero del compenso dal cliente
Rito dell'art. 14, decreto ingiuntivo e prescrizione presuntiva triennale.
Compensi in gratuito patrocinio
Dimidiazione dei valori medi e regole specifiche per il patrocinio a spese dello Stato.
Scaglioni di valore della causa
Come si determina il valore della causa e che cosa cambia se è indeterminabile.
L'attività stragiudiziale nella pratica dei contratti
La diffida ad adempiere e la messa in mora sono attività stragiudiziali tipiche: la guida su risoluzione per inadempimento, diffida ad adempiere e clausola risolutiva ne descrive i presupposti. Lo studio segue la contrattualistica, dalla redazione alla revisione degli accordi.
Avvertenza. Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità esclusivamente informative e non costituiscono consulenza legale né parere professionale. I dati normativi e giurisprudenziali sono aggiornati alla data indicata; modifiche legislative successive potrebbero non essere ancora recepite. Per situazioni specifiche è consigliabile rivolgersi a un avvocato.